Due o tre cose da sapere per capire il senso della sentenza di Strasburgo

Una sezione di prima istanza della Corte europea di Strasburgo ha condannato l’Italia per violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in quanto la nostra legge non consente l’accesso alla procreazione medicalmente assistita a coppie fertili ma portatrici di malattie genetiche, che hanno intenzione di usare quella tecnica per scegliere  embrioni sani, scartando i malati. Leggi Perché per Strasburgo la Legge 40 è incoerente
28 AGO 12
Ultimo aggiornamento: 20:04 | 3 AGO 20
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Una sezione di prima istanza della Corte europea di Strasburgo ha condannato l’Italia per violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in quanto la nostra legge non consente l’accesso alla procreazione medicalmente assistita a coppie fertili ma portatrici di malattie genetiche, che hanno intenzione di usare quella tecnica per scegliere embrioni sani, scartando i malati.
Fermo restando che appare singolare l’iter seguito dal ricorso – accolto dalla Corte di Strasburgo ancor prima che la coppia ricorrente avesse esperito i gradi di giudizio dei tribunali nazionali, come solitamente è richiesto per instaurare un giudizio davanti alla Corte europea – rimangono altre due considerazioni preliminari da fare.
La prima è che il giudizio di prima istanza è solo provvisorio e può ribaltarsi in sede di Grande Chambre, dopo l’appello che Italia presenterà. E’ avvenuto anche di recente: l’Austria, condanna da una sezione della Corte di Strasburgo in prima istanza perché vieta la fecondazione eterologa, si è vista poi assolvere dalla Grande Chambre, che ha riconosciuto, in ragione del carattere sensibile della materia e della relativa facoltà dei singoli stati di autoregolamentarsi, e quindi ha stabilito che un paese che vieta l’eterologa non lede alcun diritto umano.
La seconda è che la ratio della legge 40, come è noto, rigetta qualsiasi forma di eugenetica. Non si tratta di dare figli sani a chi è fertile, selezionando con criteri eugenetici tra gli embrioni. Si tratta invece di aiutare, all’interno di certi limiti che garantiscano tutti i soggetti coinvolti (compreso l’embrione), gli infertili ad avere figli. Non è una differenza da poco.